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Comune di

Carcare

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Vie e Monumenti

PIAZZA GERMANO

La centrale piazza Germano, dedicata al sacerdote don Giovanni Gandolfo Germano (il quale assegnò nel 1740 due doti annue per "donzelle da marito"), per i carcaresi “la piazzetta”, è il punto nodale da cui si dipartono le vie del centro storico.
Un tempo al centro della piazzetta sorgeva un pozzo, citato in letteratura e riprodotto in antiche e rare immagini.
Sulla palazzina al civico numero 7 una lapide marmorea ricorda il soggiorno del generale Bonaparte: qui nell'aprile del 1796 aveva stabilito il suo Quartier Generale durante le battaglie di Cosseria e di Dego; questa casa era allora proprietà e residenza del sindaco di Carcare, Bartolomeo Ferrero. Il nipote di quest'ultimo, racconta che suo nonno, indispettito dall'arroganza del generale, si trattenne a stento dal colpirlo con uno schiaffo.
Qui soggiornò pure, per alcune ore, il Papa Pio VII.

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PONTE VECCHIO

E’ il principale ponte che congiunge i due borghi di Carcare; anticamente era in legno e poi, a causa delle frequenti inondazioni del Bormida, nel 1840 venne ricostruito in pietra, ma per la insufficiente ampiezza dello stesso nel 1889 venne sostituito dall'attuale.
Sul ponte vecchio, che un tempo collegava i due borghi di Carcare, “Roma” e “Plodio”, vi sono attualmente gli stemmi, in pietra di Ormea, scolpiti dal rumeno Benone Olaru, lo stesso autore della scultura che sormonta la fontana geometrica posta al centro di Piazza Sapeto, realizzata nel 1998 (in contemporanea al rifacimento della pavimentazione del centro storico in porfido) in occasione del millennio della fondazione di Carcare.
La piazzetta all'incrocio tra via Castellani e via Roma è intitolata all'esploratore, naturalista, missionario di origine carcarese, Padre Giuseppe Sapeto (1811-1895). Sulla piazza si affacciano due edifici della seconda metà dell'800, oggi sedi abitative, in passato sedi rispettivamente degli Alberghi Italia e Rosa Fiorita, rinomate mete di villeggianti.

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VIA CASTELLANI

In questa via si trova quella che si pensa fosse la cosidetta "Casa del Frate", la casa natale dei fratelli Castellani: Bernardino, Gian Andrea e Giovanni Maria, benefattori di Carcare. Mons. Bernardino, il maggiore, si dedicò alla medicina e divenne protomedico di Papa Gregorio XV come Giovanni Maria, che fu scelto dallo stesso Papa come suo Archiatra (medico personale del Papa); si narra che egli abbia eseguito l'autopsia di San Giuseppe Calasanzio per sua espressa volontà.
Gian Andrea invece si applicò alle scienze legali e fu nominato dal Papa Canonico della Basilica Vaticana.
Ad essi si deve non solo l'istituzione del Collegio di Carcare ed il finanziamento dei relativi lavori di costruzione, oltre ad una serie di lasciti a favore della popolazione locale. Il testamento di Bernardino stabiliva che i denari lasciati in eredità dovevano servire a pagare gli studi a quattro giovani carcaresi, affinché potessero laurearsi in farmacia, chirurgia o legge.
Il fratello, mons. Gian Andrea, aumentò il numero dei giovani che potevano frequentare le scuole e stabilì che potevano anche provenire dai dintorni di Carcare per un raggio di 10 miglia.
Un'epigrafe in ceramica, opera dell'artista Gianni Pascoli, ricorda questi benefattori di Carcare.
Proseguendo in via Castellani si possono notare alcuni caratteristici ed eleganti portali in pietra.

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IL MUNICIPIO E L'ASILO "G.B. MALLARINI"

Nell'ottobre del 1833 il Comune di Carcare decise di acquistare il castello del paese, o meglio, quanto restava dell'antica costruzione, già dei Marchesi Dei Carretto, nell'attuale piazza Caravadossi.
Gli ultimi proprietari (i conti Naselli Feo di Savona) non vi avevano mai abitato, preferendogli un più confortevole fabbricato sito non lontano dalla vecchia parrocchia.
Con la demolizione dei ruderi del castello in laterizio, si intendeva edificare un moderno ospedale affiancato da un nuovo asilo infantile, una nuova scuola e la sede del Municipio; il progetto venne affidato al noto architetto savonese A. Cortese.
Furono realizzate due costruzioni (separate ma identiche), di due piani: quella di sud-est destinata all'ospedale e quella di sudovest destinata all'asilo; in origine erano unite da un elegante porticato con pilastri.
Dell'Ospedale di San Giacomo non si sa molto. Quando fu dismesso, la struttura fu trasformata in uffici comunali, tuttora in funzione. L’altro edificio ospita l'Asilo infantile "G.B.Mallarini". Nella piazza, tra le due costruzioni, è stato eretto il Monumento ai Caduti, nel punto in cui qualche decennio fa sorgeva una bella fontana circolare.
Nei pressi dei castello vi era un vasto prato chiamato Pratum Domini, oggi questa zona è detta Pradonne.

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VIA GARIBALDI

Per l'attuale Via Garibaldi un tempo passava l'asse viario principale dei collegamenti fra Savona e l'entroterra.
Collocata nel cuore del centro storico carcarese, Via Garibaldi è oggi isola pedonale e meta di shopping e passeggio fra le antiche case e i numerosi esercizi commerciali.
Attraverso un caratteristico arco - decorato con lavori in ceramica eseguiti da studenti delle scuole locali - si può raggiungere Piazza Genta.
Andando verso la periferia, nelle aree attigue sulla sinistra, verso il fiume Bormida, si può notare un piccolo ed elegante edificio a pianta quadrata recentemente restaurato: è la sede del Museo Alpino, che raccoglie reperti storici e bellici del Corpo degli Alpini, in particolare quelli riguardanti la prima e la seconda Guerra Mondiale.
Elmetti, uniformi, bossoli di bombe e granate, una vetusta brandina da campo e numerosi altri oggetti sono esposti in questo luogo della memoria alpina a testimoniare valore, coraggio e sofferenza dei numerosi Caduti delle due grandi guerre, abitanti in questa zona. Questo Museo - unico in Liguria - è aperto al pubblico il sabato e la domenica dalle ore 10 alle 12.

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IL COLLEGIO CALASANZIO

11621 è l'anno che segna l'inizio della presenza dei Padri Scolopi a Carcare con la posa della prima pietra per la costruzione della chiesa, cui seguirà l'edificazione dei locali per i Padri, per le scuole e per gli studenti.
In quegli anni Carcare apparteneva al Marchesato di Finale, che era stato ceduto alla Spagna; il fondatore delle Scuole Pie, il Calasanzio, era spagnolo e si trovava a Roma, dov'erano pure i fratelli Castellani che lo invitarono alla fondazione dei Collegio a Carcare.
Giuseppe Calasanzio - oggi venerato come Santo - si interessò molto della casa di Carcare, ne delineò personalmente il progetto e segui direttamente la costruzione e gli sviluppi.
L'edificio del Collegio - che un tempo accolse molti studenti provenienti da ogni parte (anche dall'estero) sotto la guida di illuminati ed illustri Scolopi - oggi ospita il Liceo Classico e Scientifico Statale.


VIA SANGUINETTI

Passando per questa via troviamo una lapide commemorativa dedicata al Cav. C. Battista Sanguinetti, figlio del farmacista Pasquale, che fu Tenente di Fanteria, caduto a Coatit (Eritrea) nel 1895, insignito della Medaglia d'Oro al Valore Militare. L’epigrafe - dettata con eloquente orazione da A.G. Barrili - è stata collocata sulla facciata della casa paterna dell'eroe concittadino per interessamento della Società di Mutuo Soccorso carcarese.

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PIAZZA GENTA

E’ la piazza antistante la grande Galleria Commerciale, ove in passato sorgeva la Vetreria Cappelletti (affittuari di Genta), di cui è stata mantenuta la ciminiera, assurta a simbolo.
Dedicata al dott. Silvio Genta (importante otorinolaringoiatra) che ai tempi donò il terreno all'opera di Don Orione e che in seguito fu acquisito dal Comune di Carcare. Nella pista polivalente della Piazza, durante il periodo estivo si svolgono manifestazioni musicali e gastronomiche.
Qui è stato recentemente posto il monumento all'Alpino scolpito da G. Giannotti.

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VIA BARRILI

Dedicata all'eclettico scrittore Anton Giulio Barrili (1836-1908), che qui fece erigere Villa Maura, attuale sede della Biblioteca comunale e del Museo a lui dedicati, all'epoca luogo di incontro di amici, letterati e artisti.
La via - lungo la quale sorgono eleganti ville - conduce alla periferia di Carcare verso i paesi di Plodio, Pallare e Bormida.

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VIA BIGLINO

Si stacca da Via Barrili e si dirige ad ovest del paese verso il monte anticamente chiamato Monte Bellino o Monte delle Grazie, dove pare si trovasse un altare dedicato al dio celtico Belén, da cui il moderno toponimo di Biglino.
Si narra che il Calasanzio invitò, attraverso una lettera, Padre Ciriaco Berretta ad andare su questo monte a prendere le pietre per la costruzione dell'edificio del Collegio.


LA SAPETINA, P. SAPETO E P. STELLA

Casa fatta costruire nel 1844 da Giuseppe Sapeto (Carcare, 27 aprile 1811 - Genova, 25 agosto 1895), scolopio che, dopo aver abbandonato l'ordine, percorse le rive deL Mar Rosso e fu uno dei fautori dell'espansionismo coloniale italiano.
Nel 1837 si stabilì ad Adua e scrisse alcune opere sull’Eritrea e sull'Abissinia.
Successivamente insegnò la lingua araba a Parigi, Firenze e Genova.
Nel novembre 1869, ritornato in Africa, acquistò per conto della Compagnia di navigazione di Raffaele Rubattino la Baia di Assab.
A Genova, città nella quale visse a lungo e in cui morì, vi è una strada intitolata al suo nome, come a Carcare vi è Piazza Sapeto.
I terreni circostanti la Sapetina, resi celebri dalle battaglie Napoleoniche che si svolsero nei dintorni, ospitarono a lungo annuali esercitazioni militari.
Legato alla figura di Padre Giuseppe Sapeto è P. Giovanni Giacinto Stella, anch'egli carcarese, nato nel 1822 in Via Castellani, personaggio emblematico dell'epoca pionieristica delle iniziative coloniali europee in Africa, e in particolare di quelle italiane.
Egli compì i suoi primi studi nel Collegio delle Scuole Pie di Carcare e consacrato sacerdote partiva missionario per l'Africa nel settembre del 1847, diretto nell'Agamien, dove si trovava il Collegio della Congregazione.
Nel 1849, per sottrarsi alle persecuzioni cui erano sottoposti allora i missionari, si trasferì a Gondar e in seguito in una località vicino all’isola di Massaua, dove rimase fino all’inizio del 1852 quando, insieme al Giuseppe Sapeto, divenuto Lazzarista, intraprese un lungo e periglioso viaggio che lo avrebbe condotto nella parte occidentale dell’Etiopia, dove riuscì ad instaurare un rapporto di fiducia e simpatia con le popolazioni locali.
Già fin dal suo arrivo aveva cercato di allacciare dei contatti col Cavour, che sapeva interessato alle espansioni sulle coste africane, proponendogli di fondare in quel territorio una colonia agricola. Questo tentativo lo pose in netto contrasto con i suoi superiori, e nel 1866 prese decisione di smettere l'abito religioso, anche per il fatto che da alcuni anni egli conviveva con un'indigena. P. Stella morì in territorio africano dopo una lenta ed estenuante agonia nel 1869.

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